News


---------------------------------------------------------------------
Recensione al libro del Card. Camillo Ruini
Martedi, 16 Gennaio 2018
Il principio fondativo della psicoanalisi
Giovedi, 11 Gennaio 2018
1971 Richard Nixon : Dichiarazione d'inconvertibilità del dollaro in oro
Giovedi, 11 Gennaio 2018
il concetto di solvibilità
Venerdi, 5 Gennaio 2018
---------------------------------------------------------------------

1971 Richard Nixon : Dichiarazione d'inconvertibilità del dollaro in oro
Giovedi, 11 Gennaio 2018

1971 : Dichiarazione di inconvertibilità del dollaro in oro da parte di Richard Nixon: la grande truffa derivante dagli Accordi di Bretton Woods.

 

Il 22 Luglio 1944 al termine della seconda guerra mondiale con gli accordi di Bretton Woods il nuovo ordine mondiale trovò il suo nuovo assetto con l’istaurazione di un nuovo sistema monetario internazionale. Esso assunse il nome di gold exchange standard. Tale sistema sancì il predominio monetario degli Stati uniti. Infatti esso era basato sulla transizione da un sistema valutario teso al mantenimento di un improbabile tasso di cambio fisso o all’interno di un margine di oscillazione ristretto ( come  quota 90 durante il fascismo nel periodo tra le due guerre per far fronte al fenomeno delle svalutazioni competitive che avrebbe condotto all’autarchia e all’economia di guerra e il serpente monetario nel 1972 per tentare di porre un argine alla crisi valutaria internazionale  innescata nel 1971 con la prima crisi petrolifera ) a un sistema a cambio fluttuante con due monete di riserva: il dollaro e la sterlina. Tale sistema era basato sul presupposto che i cambi fossero fluttuanti e che le riserve accumulate dai vari paesi (in dollari o in sterline) potessero essere su richiesta del detentore (le differenti banche centrali) convertite in oro ad un tasso prefissato di 35 dollari l’oncia. La “efficacia” della    politica imperialista e colonialista degli Stati uniti nel dopo guerra fu tale che la moneta di riserva comunemente accettata divenisse il dollaro che circolava pertanto in quantità rilevanti nei circuiti internazionali. L’enorme afflusso di dollari nei forzieri delle banche centrali dei paesi europei iniziò a creare un generale turbolenza finanziaria con la prima crisi petrolifera internazionale nel 1971. Tale anno rappresenta il triste epilogo della politica inflazionistica degli Stati Uniti. Attraverso la stampa di moneta gli Stati Uniti, infatti, finanziavano le loro importazioni e la loro politica degli armamenti che caratterizzò il periodo della guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Essi inondarono l’Europa di dollari attraverso cui essi acquistavano merci e servizi dai paesi europei  e materie prime presso i paesi produttori di petrolio. Inoltre essi in tal modo finanziavano indirettamente le proprie esportazioni creando fittizio potere d’acquisto presso i paesi che accumulavano dollari in cambio delle loro importazioni. Pertanto gli Sati uniti furono gli artefici di un fenomeno di generale depauperamento del potere d’acquisto delle monete europee e dello stesso dollaro. Un clima di generale turbolenza finanziaria si diffuse ed esso raggiunse il culmine quando il prezzo del petrolio salì bruscamente innescando il celebre fenomeno dei “petrol dollari” nel 1971.   Più il prezzo del petrolio saliva più gli Stati uniti stampavano moneta per acquistare materie prime innescando un spirale inflattiva che raggiunse il suo culmine proprio nel 1971 e successivamente nel 1973. Durante il secondo dopoguerra le banche centrali dei paesi europei avevano accumulato ingenti quantità di dollari fiduciose che esse sarebbero state prontamente convertite in oro qualora loro ne avessero fatto richiesta. Nel 1971 la situazione di turbolenza finanziaria era tale che di fronte alle pressanti (più volte eluse) richieste della Francia di ottenere la conversione delle riserve in dollari accumulate in oro gli Sati Uniti con il governo Nixon dichiararono la inconvertibilità del dollaro in oro (al tasso prefissato di 35 dollari l’oncia) sancendo la fine del gold exchange standard. Il nuovo sistema monetario divenne un dollar standard a tassi fluttuanti che segnò l’avvio della politica di dominio politico e militare degli Sati Uniti in Europa e nel mondo. Le enormi riserve di dollari accumulati costituirono la base monetaria sulla base della quale le banche centrali dei paesi europei iniziarono a stampare valuta nazionale. Il risultato fu un accumulo di valute europee da parte degli Stati uniti ed un corrispondente accumulo di dollari da parte dei paesi europei. Queste riserve accumulate sia da parte degli Usa che da parte dei paesi europei derivavano dall’ interscambio commerciale tra paesi europei e Stati uniti e tra Stati uniti e paesi produttori di petrolio. Evidentemente a fronte dell’insolvenza valutaria in fieri degli Stati uniti i paesi europei preferirono ottenere beni e servizi piuttosto che vedersi aumentare le giacenze di riserve in dollari senza poterne ottenere la conversione in oro al prezzo prefissato. Gli Sati Uniti accettarono di incrementare le proprie riserve valutarie in valute europee perché essi le utilizzavano per finanziare i militari di stazza nelle varie basi Nato istituite nei paesi europei a seguito della corsa agli armamenti determinata dalla guerra fredda che aveva scisso il mondo in due blocchi contrapposti. Da una parte vi erano i paesi occidentali europei e dall’altra i paesi orientali europei che con l’accordo di Yalta erano stati attribuiti alle differenti sfere di influenza: Stati Uniti ( Rooselvet) Gran Bretagna (Churchill) Unione sovietica (Stalin). Gli Stati uniti dunque vinsero la guerra fredda con la resa di Michail Corbaciov con la caduta del muro di Berlino (1989) grazie a questo semplice espediente: con la stampa incontrollata di dollari che evidentemente sanciva un supremazia militare e tecnologica degli Stati uniti essi finanziavano le importazioni di materie prime e di beni e servizi dai paesi produttori di petrolio e dai paesi europei. D’altra parte  con le valute europee accumulate grazie all’interscambio commerciale da parte degli Stati uniti (esportazioni da parte dei paesi europei verso gli Stati uniti dalle quali i paesi europei  ottenevano dollari a fronte dei quali stampavano valute nazionali per finanziare le loro importazioni che essi effettuavo in dollari ottenuti in cambio di valute nazionali che affluivano verso gli Stati Uniti) essi finanziavano le scorribande dei militari americani dislocati nelle varie basi Nato  in Europa e nei vari presidi militari in differenti aree strategiche nel mondo. La enorme quantità di moneta in circolazione che tale sistema determinò indusse una pressione inflazionistica a livello internazionale provocando le due crisi petrolifere internazionali 1971- 1973.  La prima fu talmente intensa che gli Stati uniti preferirono disattendere gli accordi di Bretton Woods del 1944 piuttosto che rinunciare al loro diritto di “signoraggio” internazionale attraverso il quale essi sancirono il loro dominio valutario a livello internazionale. Con la fine del sistema valutario creato a Bretton Woods e con l’introduzione di un sistema internazionale basato sul fiat money (stampa di valuta dal nulla senza più alcun riferimento all’oro) si sono poste le basi della successiva stagflazione internazionale che ha visto il sorgere della Banca centrale europea (1 gennaio 1999) che ha favorito un ulteriore aggravamento della pressione inflazionistica e  un   generale peggioramento della  solidità monetaria del sistema valutario  internazionale.



 
 


   
 
Home Mission News Servizi Contatti Acquisti

2008 Copyright © La Fonte Meravigliosa   

Informativa Cookies