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L'Utopia dello Stato minimo
Giovedi, 26 Luglio 2018

 

 

L’utopia dello Stato minimo: il monopolio è sempre dannoso

La tesi di Robert Nozik nel suo celebre trattato di filosofia politica Anarchia Stato ed Utopia è che la protezione se lasciata alla libera concorrenza sarebbe declinata necessariamente a favore di un’unica agenzia di protezione che avrebbe rilevato l’attività di protezione in quanto una sola di esse sarebbe prevalsa. Non potendo esistere la libera competizione tra differenti agenzie di protezione la soluzione che suggerisce Robert Nozik è quella di uno Stato minimo. Dunque piuttosto che optare per una unica agenzia di protezione privata che agendo in condizione di monopolio avrebbe comportato elevati costi di protezione sarebbe stato preferibile accettare lo Stato minimo in quanto questo avrebbe almeno avuto la caratteristica di un apparato coercitivo pubblico piuttosto che privato alla stregua di una compagnia di assicurazione privata. Ora è evidente che il monopolio è sempre dannoso perché produce prezzi elevati e ridotta qualità e che lo Stato non potendo essere bypassato potrebbe costituire il male necessario alla stregua della guerra. Come Aristotele riteneva che essa (la guerra) fosse l’estremo rimedio necessario in una situazione di conflitto tra due o più parti alla ricerca di una soluzione allo stesso modo lo Stato minimo sarebbe stato il rimedio necessario alla alternativa della libera protezione anche nella attività di protezione e difesa dei diritti oggettivi: diritto al nome alla personalità e diritto di non aggressione. Se la tesi di Robert Nozik avesse fondatezza giuridica allora lo Stato sarebbe un’entità ineliminabile e la libertà economica e giuridica sarebbe una chimera irraggiungibile. L’utopia delle agenzie di protezione privata sarebbe la naturale conseguenza metodologica di una tale assunzione e la tassazione compulsiva ingiusta e prevaricatrice sarebbe la unica inesorabile conseguenza epistemologica di una tale metodologia sulla base della quale la filosofia della scienza di Robert Nozik sarebbe fondata. Ora appare evidente la contraddizione filosofica di Robert Nozik che accetta l’individualismo metodologico in ciascun settore della vita economica salvo che nell’ambito della difesa e della protezione: la difesa e la giustizia. Ma come può mai essere accettabile una metodologia nella scienza economica escludendola dalla difesa e dalla protezione. Se il meccanismo del trial and error e il meccanismo della domnanda e dell’offerta produce efficienza ed efficacia nell’economia perché esso non dovrebbe funzionare anche nel diritto? Evidentemente Robert Nozik non approva la tesi di Friedrich von Hayek e quella di Bruno Leoni che il diritto è come la moneta: più se ne emette attraverso la legislazione meno esso è efficace. Se il diritto è la risultante di un processo di domanda e offerta come il prezzo dei prodotti nel libero mercato perché la difesa e la protezione dovrebbero essere affidate ad uno Stato minimo piuttosto che a libere agenzie di protezione in competizione tra loro? Se il mercato produce efficienza nella produzione e nello scambio perché esso non dovrebbe produrre efficienza nella giustizia e nella difesa. Se il monopolio produce sprechi ed inefficienza perché esso nel diritto dovrebbe produrre pace prosperità e libertà? E’ evidente che la tesi di Robert Nozik non è accettabile e che se si accetta il meccanismo della libera competizione esso non può essere adottato a piacimento sulla base della convinzione che esso può funzionare nella produzione e nello scambio e non invece nella produzione della legge e della protezione dell’individuo dalla coercizione. Se il mercato è volontarietà e cooperazione spontanea per quale ragione si dovrebbe cedere di fronte all’idea che il diritto e la difesa dovrebbero essere affidati unicamente allo Stato? Mentre l’economia potrebbe essere lasciata al meccanismo della domanda e dell’offerta? E’ evidente che la tesi di Robert Nozik non è fondata su valide basi metodologiche e che l’utopia dello Stato minimo può essere superata se non si accetta la possibilità di avre la botte vuota se la propria moglie è ubriaca.

 

 

Il monopolio è sempre dannoso

 

Come l’umanità non è scindibile in razze differenti che dialogano sulla base di differenti criteri logici allo stesso modo la base genetica della umana specie non è scindibile sulla base di presunti criteri olistici. Il monopolio è sempre fonte di sprechi e di inefficienze. La società aperta richiede una continua sorveglianza sulla base del metodo del fallibilismo critico e tale sorveglianza non può essere assicurata se a fornirla è una unica persona o un unico potere sia esso politico militare economico culturale. La razza umana va difesa sulla base del metodo del scienza basata sull’ individualismo   metodologico basato sul razionalismo critico. Ma il futuro non è prevedibile e pertanto alcun essere umano può sapere in anticipo dove come e sulla base di che tipo di metodo e da parte di chi può derivare un attacco alla società aperta basata sulla riproducibilità della umana specie. Per tale motivo un monopolio della difesa è dannoso perché priva l’umana ragione del meccanismo del trial and error sulla base del quale la cooperazione spontanea può produrre un naturale poliedrica e policentrica difesa della razza umana da parte di chi spontaneamente e non sulla base di processi di coercizione può fornire la risoluzione di un problema utile alla specie umana in differenti ed imprevedibili contingenze di tempo di spazio e di condizioni storiche   economiche e politiche. Se la difesa dell’umanità fosse affidata al un unico individuo o ad un unico potere politico le sorti dell’umanità sarebbero in pericolo per la tenue garanzia che un tale tipo di meccanismo di difesa offrirebbe alla umanità. Non è prevedibile da quale parte può derivare un insidia che pone un problema la cui risoluzione può derivare esclusivamente non da parte del padrone del mondo ma da parte di molteplici presidi che possono derivare esclusivamente da un meccanismo di apprendimento basato sulla evoluzione spontanea piuttosto che sulla base di un processo lamarkkano di apprendimento basato sull’istruzione piuttosto che sulla conoscenza attraverso il meccanismo delle trial and error. La conoscenza non può dipendere da un unico individuo o da un unico tipo di potere. Essa è dispersa e dipende da ciascun individuo che attraverso le sua azione può conferire contenuti validi al suo processo di apprendimento che si esplica per effetto della produzione e il consumo delle informazioni contenute nella azione mentale e fisica di ciascun essere umano. Dunque ciò che va preservata è la metodologia della scienza che attraverso un procedimento darwiniano ha mostrato la maggiore fondatezza ai fini della preservazione della razza umana. Tale metodologia è basata sul metodo delle congetture e confutazioni. Ma al fine di mantenere un elevato livello di sorveglianza all’interno della società aperta è necessario che non sia precluso ad alcun essere umano la possibilità di ereditare la conoscenza biologica sulla base della quale si può assicurare alla razza umana la sua esistenza sulla base della condizione della sua riproducibilità. Un Winston Churchill potrebbe essere necessario in China come in Cambogia. Il futuro è imprevedibile e tentare di determinarlo sulla base di futili algoritmi è la causa della crisi profonda nella quale il genere umano è incorso a causa del ribaltamento della logica basata sulla umana ragione e sulle condizioni di riproducibilità della umana specie.

Il diritto alla personalità all’onorabilità alla buona reputazione come diritti oggettivi in contrapposizione alla concezione del diritto romano che li considera diritti soggettivi.

Il diritto alla personalità che include il diritto al nome il diritto alla buona reputazione il diritto all’onorabilità nel diritto naturale sono considerati diritti oggettivi.  Essi infatti non possono essere disattesi per una ragione oggettiva: il diritto a non essere lesi nella propria dignità. Tale diritto che ha una natura economica presenta naturalmente notevoli risvolti di ordine psicologico. Ma se tali diritti fossero considerati unicamente diritti soggettivi dovrebbero essere difesi esclusivamente sulla base di pretese soggettive che non necessariamente potrebbero trovare soddisfazione. La difesa di tali diritti pertanto è di natura soggettiva ma nel senso che non può trovare soddisfazione all’infuori della capacità economica del singolo di far valere le proprie pretese per trovare soddisfazione alle proprie attribuzioni. In sostanza nel diritto romano tali diritti sono di natura soggettiva e trovano una loro difesa astratta nei diritto penale come reati (ingiuria diffamazione e lesione del diritto all’immagine) che hanno natura soggettiva ma dovrebbero trovare una astratta tutele nel diritto al risarcimento se questo è ritenuto legittimo da colui il quale interpreta l’ordinamento giuridico in relazione alla fattispecie concreta. Differentemente nel diritto naturale tali diritti sono di natura oggettiva come deve essere un diritto se può essere ritenuto tale ma la loro difesa trova la sua conferma empirica nella capacità soggettiva del singolo individuo di farli valere. Tale capacità soggettiva dipende unicamente dalla capacità economica che è anche essa una capacità di ordine soggettivo. Essa dipende da una quantità innumerevole di variabili. Una di esse è la utilità marginale che ciascun individuo riesce a trarre dalle proprie azioni. E tale utilità marginale dipende da un serie di fattori ultimo dei quali in ordine di numerazione ma non in ordine di importanza è la capacità economica che si riesce a trarre dalla propria conoscenza scientifica che è di natura oggettiva e mai di natura soggettiva. Pertanto la “inferenza oggettiva” è una antinomia in quanto il processo della conoscenza scientifica è un processo di natura oggettiva. L’inferenza è di per se stessa un processo di natura induttiva: soggettivo. Pertanto l’infamia che è all’origine della lesione dei diritti di natura oggettiva secondo il diritto naturale e di natura soggettiva secondo il diritto romano non può trovare conferma alla sue pretese sulla base di un processo “inferenziale oggettivo” ma sulla base unicamente di un processo oggettivo di natura deduttiva basato sulla capacità economica di conferire utilità marginale alle proprie azioni economiche. Pertanto se l’infamia lede un diritto oggettivo (il diritto alla onorabilità alla buona reputazione e il diritto alla personalità) esso può trovare soddisfazione sulla base di un processo di deduzione logica che può costituire la base scientifica per condurre le proprie azioni economica contro il soggetto che si è reso colpevole del delitto. L’infamia pertanto lede un diritto soggettivo esclusivamente quando il soggetto leso non trova conferma alle proprie pretese dimostrando di avere una debole capacità economica che lo priva della capacità di agire appropriatamente. Naturalmente in tali casi mentre il diritto romano prevede un risarcimento illusorio a favore del danneggiato in quanto lo induce ad affrontare un processo che lo penalizza ulteriormente nel suo diritto alla riservatezza. Differentemente il diritto naturale prevede la possibilità di ricorrere ad una agenzia di protezione. Tale agenzia (factoring) se ritiene fondata la pretesa del ricorrente può agire sulla base di un contratto di mandato sulla base del quale in mandante nel cui interesse il mandatario agisce   può trovare soddisfazione alle sue pretese in cambio di una remunerazione a favore della azienda di factoring incaricata di esperire l’azione di escussione e/o rivalsa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 
 


   
 
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