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Considerazioni finali sula Brexit e sulla common law nel diritto internazionale
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Considerazioni finali sula Brexit e sulla common law nel diritto internazionale
Mercoledi, 17 Aprile 2019

 

Considerazioni finali sulla Brexit  e sulla common law nel diritto internazionale sul fenomeno economico denominato growt time

Nella procedura del diritto internazionale la” contrattazione continua” tipica dell’istituzionalismo internazionalista deve cedere “le sue ragion” al “realismo critico della ragione” derivabile dalle evidenze “storico-giuridiche” della realtà. Pertanto come nella common law del diritto anglosassone il precedente giuridico è legge nella fattispecie giuridica analoga successiva alla medesima maniera nel diritto internazionale il precedente giuridico assurto a “sentenza giusta “deve costituire la prassi nella fattispecie giuridica successiva alla fattispecie giuridica anteriore che ne implica la liceità. Tale prassi giuridica che è derivabile nelle fattispecie concrete attraverso l’uso della logica si avvale di essa per smorzare l’effetto growt time (inflazione da tempo) che altrimenti le procedure internazionali alimentano. La deterrenza che procedure farraginose ed incomprensibili producono sulla circolazione alle frontiere nelle persone e nella stessa circolazione di merci servizi e capitali è il “movente economico” che può spingere i funzionari della” macchina burocratica” a desistere dal praticarle. Tentare di perseguire logiche alternative alla logica aristotelica (a non può essere non a –l’opposto di a non è a ma il suo contrario ed il principio del terzo escluso che recita: se a non è non a e non può essere che a  l’opposto di a non può essere a e non può che essere il suo contrario etc.) è un tentativo che non può essere vietato ma non può nemmeno  essere perseverato se i risultati per i clienti/utenti non sono  desiderabili e/o non producono effetti tali che essi possano ritenersi soddisfatti della qualità dei servizi  offertigli. Ora è evidente che l’effetto growt time ha prodotto nell’economia tali distorsioni economiche che la loro analisi è necessaria ai fini di predisporre mezzi adeguati allo scopo della loro risoluzione  o  della loro attenuazione. Tali distorsione compromettono infatti il funzionamento di una logica di mercato che costituisce l’ultimo baluardo utile per non soccombere nelle contraddizioni della crisi post psyco war. L’effetto growt time producendo una dilatazione nel tempo a-convenzionale produce una svilimento del tempo (inflazione da tempo) Ma tale circostanza produce anche una minore produttività dei fattori di produzione (e -cap) a parità di prodotto(output). Se la produzione nel brevissimo termine non aumenta la produzione pro-capite ciò implicherà una invarianza della produzione pro-capite e delle produttività dei fattori di produzione (e - cap).Ma se essa si riduce all’ incrementarsi del tempo impiegato per produrre “ un dato livello di produzione” ciò implica che l’effetto growt time produce una riduzione del livello di produttività dei fattori di produzione e tale fenomeno alimenta i fenomeni da esso derivabili come la rinuncia a cercare opportunità di  guadagno la preferenza dell’ozio al lavoro. Tale circostanza agisce anche da deterrente nei confronti dell’afflusso di capitali e persone in un sistema economico dove vigono  tali condizioni economiche e dove in tale situazione può essere letale l’adozione di  barriere tecniche o giuridiche alla libera circolazione delle persone delle merci  dei servizi e dei capitali e/o  di chiusura delle frontiere la quale circostanza non può che aggravare il peso del fenomeno recessivo accentuandone gli effetti indesiderati sia in termini di scarsità di capitali sia in termini di scarsità di opportunità economiche tali che i deflussi monetari  non possono che assumere condizioni crescenti di volume. La tendenza alla crescista dei costi reali di produzione e di vendita in una tale situazione scoraggia gli imprenditori ad assumere nuove iniziative a la recessione economica si aggrava nella forma della depressione strutturale la cui risoluzione richiede trasformazioni economiche e innovazioni ad esse connesse in forma strutturale piuttosto che nei termini della contingenza economica. La risoluzione della crisi non può essere scissa da valutazione di ordine economico di lungo periodo e da valutazione relative alla politica commerciale di vendita indipendentemente da valutazioni di ordine tattico o   strategico.  La crisi di sovrapproduzione è la logica conseguenza di un elevata capacità tecnologica in una dimensione temporale aformale dilatata dall’effetto growt time. Il crollo dei prezzi in tale situazione potrebbe alludere alla esistenza del fenomeno economico della deflazione determinata da scarsi livelli id consumo. In realtà la riduzione dei prezzi è semplicemente l’effetto dell’eccesso di produzione legato al parossistico fenomeno della scarsa produttività che producendo il fenomeno dell’inflazione in termini reali (inflazione di genere) dissimula la scarsità reale dei beni determinata dai costi reali crescenti di acquisizione e vendita dei fattori di produzione e delle merci poste in vendita al fine della remunerazione dei fattori di produzione delle medesime. Questo tipo di situazione economica determinerà prima la crisi nelle aziende di produzione dei beni di consumo (al dettaglio o beni durevoli) e solo successivamente se essa non trova soluzione essa determinerà la crisi anche delle aziende di produzione dei beni strumentali.  Ora è opportuno mettere in evidenza le aporie che l’effetto growt time ha prodotto nei sistemi a economia capitalistica su base industriale che ne inficiano il funzionamento oltre che la reputazione.

Prima aporia: sovra-produzione e scarsi livelli di produttività. Infatti se la produttività è data dal rapporto tra prodotto e tempo impiegato per produrlo la scarsa produttività nei sistemi capitalistici a economia capitalistica matura sottoposti alle distorsione dell’effetto growt time è imputabile più che alla inefficienza della organizzazione della produzione nell’industria alla dilatazione del tempo a-convenzionale ma in via informale più che in forma nominalistica.

Seconda aporia: l’effetto di tale circostanza di fatto si traduce in un riduzione di produttività rilevata più che in termini formali come inefficiente allocazione delle risorse produttive in termini sostanziali come svilimento del fattore tempo e dunque come svilimento del denaro (essendo il tempo il primo fattore che qualsivoglia mezzo monetario compra come mezzo di produzione e scambio e come indice della sua intrinseca produttività). L’inflazione da domanda e da costi da fenomeno monetario si è trasformata  in fenomeno reale indice della crescente incidenza dei costi indiretti di produzione ( costi reali di acquisizione e vendita dei prodotti- costi di trasporto e di vendita dei prodotti - costi per il reperimento delle informazioni necessarie a mettere gli imprenditori  nella condizione di assumere il rischio d’impresa -  costi diretti e indiretti derivanti dal  peso della tassazione che frena la produzione e gli scambi commerciali deprivando gli imprenditori del denaro ( tempo ) a buon mercato che l’effetto growt time rende proibitivo a causa del suo intrinseco svilimento ( inutilizzabilità  ai fini economici).

Ora si potrebbe discutere ancora a lungo ma ciò che imprime importanza alla analisi è la sua concreta applicazione. E dunque è opportuno spendere qualche parola sulla caratteristica della politica monetaria che si avvale dell’effetto growt time indipendentemente dalle valutazioni di tipo morale che la sua adozione comporta che pure hanno la loro importanza.

Evidentemente la politica monetaria che si avvale dell’effetto growt time è ciò che resta di una economia di guerra che ciascun individuo vorrebbe destinare all’archiviazione. Tuttavia affinché essa non produca effetti indesiderati anche nell’economia civile in tempo di pace è opportuno non dimenticare che l’Europa è sorta nelle intenzioni dei suoi Padri fondatori per permettere ai paesi europei di preservare la pace e la prosperità ai fini della libertà individuale e della umana giustizia.  Essi intravidero nella libera circolazione delle persone delle merci e dei capitali il mezzo per il mantenimento della pace e il fine del libero commercio tra i popoli come unica reale garanzia per mantenere alta la possibilità della pace tra i popoli e per contrastare i “venti di guerra” che le economie di tipo autarchico inevitabilmente producono. Inoltre prima che l’Europa commettesse l’errore della moneta unica che impedisce il  meccanismo  di aggiustamento automatico degli squilibri commerciali e valutari tra i paesi appartenenti ad una medesima area economica i Padri  fondatori della Europa post seconda guerra mondiale videro nel libero scambio e nella economia di mercato la possibilità di produrre condizioni economiche favorevoli alla pace e che permettessero ai Paesi europei di eludere il rischio di vedere degenerare i confitti interni tra i popoli in reali minacce alla inesistenza  di pericoli di guerra tra le nazioni armate. La possibilità di articolare ora il meccanismo di aggiustamento automatico tra due valute (euro e sterlina) grazie alla possibilità teorica fornita all’Europa proprio da parte della Gran Bretagna che tenendosi fuori dagli Accori di Maastricht che diedero vita alla Unione monetaria europea ha permesso un tale evenienza storica ora è foriera di possibilità concrete utili ai paesi europei se la Gran Bretagna non persegue l’illusorio ideale della supremazia monetaria in Europa. La possibilità di avere la Sterlina come contrappeso dell’Euro e viceversa lo si deve intendere come un dono di Dio (della a-causale causalità) che in tale modo permette la possibilità teorica di una Europa non a condizioni dinastiche. L’Europa dunque per tentare di venire a capo di una crisi epocale quale è quella dell’euro e della tecnocrazia che la ha avallata deve potere contare su un meccanismo di aggiustamento automatico a due sue valute (euro e sterlina: bimetallismo monetario) in mancanza del quale la risoluzione della crisi monetaria assume i tratti di un minore realismo politico.  Dunque se la causa della crisi della moneta unica è rinvenibile nel monopolio della moneta non si può ritenere che tale principio sia derogabile se il monopolio lo detiene Londra piuttosto che Bruxelles o Francoforte. E dunque affinché  la pace possa essere preservata e i  principi dell’economia di mercato mantenuti integri come li concepirono i Padri fondatori dell’Europa sull’ossario dei 45 milioni ( tra civili e militari) di morti che la seconda guerra mondiale ha prodotto prima di vedersi schiudere la possibilità  dagli accordi di Bretton Woods e dell’ Accordo  di Yalta che diede vita al processo di pace che sarebbe durato più di mezzo secolo  è sperabile che la Brexit da parola utile al solo fine del litigio pretestuoso  assuma il significato  della dissoluzione della antica ambizione alla supremazia monetaria  e politica che la Gran Bretagna rapsodicamente nella storia della politica internazionale ha perseguito  pe fare spazio a un liberalismo che contempli il principio della libera e leale competizione  tra gli individui tra gli imprenditori tra i popoli e del merito piuttosto che quello della rendita politica e della prebenda economica in barba alle più  elementari leggi della economia di mercato di cui Adam Smith fu precursore e pugnace difensore.

Perugia 17/04/2019 Fabrizio Maria Lo Monaco



 
 


   
 
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