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 La replica di Karl Raymund Popper

L'ultimo libro di Popper edito dalla Rubettino (la Replica di Popper) è un'analisi di Dario Antiseriche è moderatamente apprezzabile ma che contiene una inesattezza inescusabile. L'autore del libro dopo una attenta analisi della epistemologia di Karl Raimund Popper giunge ad affermare che il soggettivismo economico   sarebbe per il noto epistemologo un errore. Ma in realtà questi non ha mai messo in discussione l'individualismo metodologico dal quale deriva l'assioma della soggettività dei fini su cui è basato il soggettivismo economico. Non si può, infatti, ritenere che Karl Raymund Popper né come opinionista né come filosofo della politica né come epistemologo abbia mai potuto dubitare dell'asserzione di Ludwig von Mises: solo l'individuo pensa ragione agisce. Chi ritiene che si possa predicare il liberalismo ponendo condizioni di scambio oggettive così onerose evidentemente fa parte di quell'oggettivismo cialtrone che fa rimpiangere quello di Ayn Rand l'autrice del famoso romanzo dal titolo la Fonte Meravigliosa. Evidentemente la ambiguità togliattiana ha conquistato la fede del discendente di Florindo Rubbettino che qualcosa dell'autentico liberalismo aveva intuito. Ma purtroppo non sempre i figli nutrono le medesime aspirazioni dei padri e non sempre sono all'altezza delle loro attese. Ma in un errore così grossolano può incorrere solo chi non ha compreso gli assiomi del liberalismo e tenta maldestramente di dissimularli sulla base di assunti che sono in aperta contraddizione con la metodologia popperiana e con la sua teoria della società aperta. Basta poco per mandare al rogo un filosofo della politica un epistemologo o un opinionista. E' infatti sufficiente farlo inciampare su una inammissibile aporia profittando dell'ingenuità del lettore ma ancor più sulla generosità delle sue tasche. Karl Raimund Popper è il pensatore più coerente della società liberale il cui pensiero è fondato sull'individualismo metodologico e pertanto egli non pensò mai che i fini degli individui potessero essere decisi oggettivamente come fece Togliatti dal suo letto di ospedale dopo il suo l'attentato quando incitò i suoi epigoni a rinunciare alla rivoluzione socialista. I fini sono soggettivi e se si è liberisti non c'è niente che possa far sì che questo principio possa essere disatteso. E evidente che alcune situazione sono "oggettivamente date" ma non si può proclamare l'ideologia liberale e allo stesso tempo derogare a un tale principio (la soggettività dei fini). Ne verrebbe meno la stessa validità dell'intero impianto teorico della filosofia politica del noto epistemologo. Dunque attribuire a Karl Raymund Popper una tale sciocchezza (che il soggettivismo economico sarebbe un errore) è come attribuire a Palimiro Togliatti i meriti (se ve sono) della rivoluzione leninista. E un assurdo storico! Ma evidentemente la storiografia dello statista comunista noto per la sua ambiguità non è stata sufficientemente   compresa dai suoi sostenitori che soffrono della sindrome di Stoccolma: si sono innamorati del proprio carnefice (Belzebù)  Dunque il falsificazionismo popperiano che è una teoria fondata oggettivamente non può essere confuso con un oggettivismo di natura politica fondato evidentemente sul collettivismo metodologico che non ha niente a che vedere con i principi ispiratori della filosofia politica di Popper né della sua filosofia della scienza. Il deduttivismo   popperiano è fondato sul falsificazionismo e sulla sua teoria della conoscenza che trova le sue radici nella filosofia dell'antica Grecia. Esso è un principio su cui è fondata l'intera filosofia della scuola austriaca di economia di cui l'illustre discendente di Florindo Rubbettino ha evidentemente dimenticato l'importanza. Egli con troppa facilità è passato dalla politica editoriale del padre a quella di Macaluso. E gli effetti sono evidenti nei suoi evanescenti tentativi di accreditare un pensiero politico che trova in Benedetto Croce il suo esponente più accreditato. Questi non ha nulla da insegnare al liberalismo se non la sua atavica perniciosa insistente ed inesistente ideologia basata sul tecnicismo ispirato alla filosofia politica di Niccolò Macchiavelli   povero di principi e ricco di astuzie. Dunque lasciate che Karl Raymund Popper lo scoprano le nuove generazioni sulla base delle letture delle sue opere autentiche e esimete il povero lettore dalle interpretazioni false e tendenziose offerte dagli apologhi del nuovo comunismo larvato di falso liberalismo.

 

 

 

 

 

   
 
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